Il blog va oramai a chiudere su questi penultimi e pregevoli versi del Bindo.
RIMPIANTI
La "Storia siamo noi" piange a dirotto:
non c'è nessun che con sintassi aulìca
canti i sussulti estremi di una fica,
nessun che implori un discorso dotto,
nessuno che rimembri storia antica.
nessun che narri uno sghignazzo buffo,
nessun che brami una "puffa" oppure un "puffo".
Che mortorio fata! Cenere et pulvus
son il retaggio di cotanto vulgus.
Ci furon tempi, o Pindemonte amico,
cui"forte animo egregie cose accese"
l'urna funerea ed il sepolcro antico,
ora spenta necropoli par lo sito azzurro
or non si scrive più: manco il buzzurro
che narri l'uso dell'impiastro al burro.
Svegliatevi. inbecilli di ogni sito
che avete perso il gusto dell'ingiuria
dell'homo sapiens non tenete mente
il cranio vostro è simile all'anguria.
Aetius Bindus Bindorum
Non tutti avranno colto, temo, la sepolcrale citazione del Pindemonte; che il Foscolo, nel medesimo carme, chiamò "felice".
Felice te, che il regno ampio dei venti, Ippolito, ai tuoi verdi anni correvi...
da cui trae spunto la sublime rivisitazione della Troia caduta, in rovine, dimenticata finché un cieco...
E se, diceva, a te fur care le mie chiome ed il viso e le dolci vigilie...
venerdì, aprile 04, 2008
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